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Onsen in Giappone: cos'è, le regole (e perché non è un semplice bagno termale)

Al primo viaggio in Giappone non sono entrato in nessun onsen, ma non per le regole o per la nudità: semplicemente ho dormito solo a Tokyo e Kyoto, e l’onsen nella mia testa era legato più ai paesini termali che alle grandi città. Con l’itinerario che avevo, tra spostamenti e cose da vedere, non ci ho nemmeno pensato seriamente. Guardando indietro però un po’ mi dispiace: avrei potuto trovare qualcosa anche lì, e invece me lo sono lasciato scappare senza nemmeno valutarlo davvero.

Questo articolo è un po’ diverso dagli altri qui sul blog. Di solito racconto cose vissute davvero, questa volta invece parlo di quello che ho studiato per il prossimo viaggio, in cui l’onsen lo voglio inserire per davvero, magari fermandomi in qualche cittadina più piccola apposta per questo. Se anche tu stai valutando se e come infilarlo nell’itinerario, qui trovi quello che ho capito su regole, differenze tra le strutture e il tema dei tatuaggi.

Cos’è un onsen (in breve)

Un onsen è una sorgente termale naturale. In Giappone la parola è regolata per legge: perché un bagno si possa chiamare onsen, l’acqua deve venire da sotto terra e rispettare certi requisiti di temperatura e composizione minerale. Non basta che sia calda.

Quello che chiamiamo “andare all’onsen” di solito significa andare in una struttura, un ryokan, un hotel o un bagno pubblico, che usa quell’acqua. La vasca è spesso grande, a volte all’aperto (rotenburo), a volte coperta.

La differenza con il sento è semplice: il sento è un bagno pubblico con acqua del rubinetto riscaldata, niente sorgente termale. Visivamente è quasi identico, ma costa meno, di solito tra i 500 e gli 800 yen contro gli 800-3.000 yen di un onsen pubblico.

Le regole che contano davvero

La parte che mette più ansia è l’etichetta. Non è complicata, ma nessuno te la spiega finché non ci finisci in mezzo.

Ti lavi prima di entrare in vasca

Questo è il punto più importante, ed è quello che gli stranieri sbagliano più spesso. L’acqua della vasca non serve per lavarsi, serve per stare in ammollo. Ti lavi prima, seduto a un lavandino basso con uno sgabello, con doccia e sapone. Solo quando sei pulito e risciacquato entri in vasca.

L’acqua la condividi con tutti gli altri. Non ci ti insaponi dentro, non ci entri se non sei pulito. Sembra scontato scritto così, ma è esattamente il motivo per cui saltare questo passaggio dà così fastidio.

Niente costume, niente asciugamano in acqua

Negli onsen si sta nudi. Uomini e donne in aree separate, e non si entra in vasca con il costume: non è un’opzione, è la regola. Se l’idea ti mette a disagio non sei l’unico, ma in pratica è meno imbarazzante di quanto sembra, perché lo fanno tutti e nessuno ti guarda.

Porti con te un asciugamano piccolo, il tenugi, che usi per coprirti mentre cammini e per asciugarti dopo. Non entra mai in acqua: lo tieni piegato sulla testa o appoggiato sul bordo della vasca.

Altre cose che diamo per scontate ma lì non valgono

  • Capelli lunghi legati, per non toccare l’acqua
  • Silenzio: niente schiamazzi o corse
  • Non si beve né si mangia nella zona vasca
  • Se sei abbronzato o sudato da fuori, ti lavi comunque con cura.

Per tutto il resto delle regole non scritte nei luoghi pubblici giapponesi, ho scritto una guida separata che copre trasporti, ristoranti e templi.

Il problema dei tatuaggi

Qui la cosa si complica se hai tatuaggi. La maggior parte degli onsen e dei sento tradizionali non fa entrare persone tatuate. Il motivo è storico: in Giappone i tatuaggi sono associati alle yakuza, e per decenni le strutture li hanno vietati per evitare problemi. Sta cambiando, ma lentamente e non ovunque.

Le opzioni, più o meno, sono tre:

  • Onsen tattoo-friendly: alcuni posti accettano i tatuaggi senza problemi. Kinosaki è il caso più conosciuto, l’intera cittadina ha scelto di accogliere i tatuaggi nei suoi bagni pubblici. Da quello che ho trovato online anche Kusatsu e Hakone Yuryo vanno in questa direzione, ma verificherei sul posto o sui siti ufficiali prima di contarci: queste policy cambiano nel tempo
  • Copertura con cerotto: alcuni onsen ti fanno entrare se copri il tatuaggio con una patch adesiva. Funziona per tatuaggi piccoli, molto meno per quelli grandi
  • Onsen privati in affitto (kashikiri-buro): se non vuoi o non puoi coprire il tatuaggio, è la soluzione più pratica. Affitti un bagno privato per 30-60 minuti, da solo o con il tuo gruppo. Costa di più, ma azzera il problema.

Se hai tatuaggi, il consiglio è cercare prima di partire. Esistono directory online aggiornate sulle policy struttura per struttura. Dare per scontato che un posto vada bene è il modo più veloce per farsi respingere all’ingresso.

Quando conviene andarci (e quanto costa)

Il prezzo cambia parecchio a seconda di dove vai:

  • Sento pubblico: il più economico, 500-800 yen. Non è acqua termale, ma per provare la cultura del bagno giapponese basta
  • Onsen pubblico: 800-3.000 yen a seconda del posto
  • Super sento: grandi strutture con saune, ristoranti, zone relax. Costano come un onsen ma ci resti ore, non minuti
  • Onsen in ryokan: se dormi in un ryokan tradizionale, quasi sempre l’onsen è incluso. Ti svegli, vai in onsen, fai colazione, ci torni la sera. Il costo lo assorbe già la tariffa della camera
  • Day-use in ryokan: alcuni ryokan affittano l’onsen di giorno anche a chi non pernotta. Costa più di un onsen pubblico, ma l’esperienza è più curata.

Per la prima volta partirei da un super sento o da un onsen pubblico in una cittadina termale. Il ryokan con onsen è bellissimo, ma come prima esperienza è più impegnativo, perché dai per scontato di conoscere già le regole base.

Cosa porti

Poco, in realtà. In un ryokan ti danno tutto loro. In un onsen o sento pubblico spesso puoi noleggiare asciugamano e sapone per pochi yen, oppure portare i tuoi.

Dal mio elenco delle cose da portare in Giappone, gli unici due oggetti utili per l’onsen sono un asciugamano piccolo e un sacchetto di plastica per i panni bagnati dopo. Niente di più.

Errori comuni

  • Entrare in vasca senza lavarsi prima
  • Immergere l’asciugamano nell’acqua
  • Parlare ad alta voce
  • Fare foto, anche solo dell’ambiente, anche senza persone nell’inquadratura
  • Entrare con il costume da bagno
  • Non risciacquare bene il sapone prima di entrare in vasca.

Nessuno ti sgrida se sbagli qualcosa. Però lo notano, e in un certo senso è peggio di una sgridata.

FAQ

Devo per forza stare nudo? Sì, nelle aree pubbliche separate per genere. Se non te la senti, l’alternativa è il kashikiri-buro, il bagno privato in affitto.

Quanto tempo si sta in vasca? Dipende dalla tolleranza al caldo. Dieci-quindici minuti è una media ragionevole. Se ti gira la testa, esci.

L’acqua è davvero così calda? In genere tra i 38 e i 42 gradi. All’inizio sembra tanto, dopo un minuto o due ci si abitua.

I bambini possono entrare? Sì, nei bagni separati seguono il genitore dello stesso sesso. Sotto una certa età, di solito 7-8 anni, possono stare con l’altro genitore.

Quello che mi porto da questa ricerca

Tra thread su Reddit e guide varie, la cosa che mi è rimasta più impressa è che l’onsen non è una spa. È una cosa che i giapponesi fanno normalmente, un po’ come noi andiamo a fare la spesa. Ci si entra con questo atteggiamento, senza aspettarsi lusso o esotismo, e cambia parecchio l’esperienza.

Al prossimo viaggio ci vado davvero. E se stai organizzando il tuo primo, il consiglio che mi do da solo è: informati prima, scegli una struttura non troppo turistica per iniziare, e poi buttati.