Pianificare troppo è il primo errore che ho fatto (e che vedo fare spesso)
Quando inizi a organizzare un viaggio in Giappone è facile cadere nella trappola del controllo totale.
Ogni giornata divisa al minuto, ogni spostamento deciso prima di partire, ogni attrazione già incastrata come un Tetris.
Sulla carta funziona.
Sul posto molto meno.
Durante il viaggio mi sono reso conto che più l’itinerario era rigido, più diventava stressante. Non perché il Giappone sia complicato, ma perché è diverso da come siamo abituati a viaggiare in Europa.
Questo articolo non è un invito a partire senza un piano.
È un invito a pianificare meglio, non di più.
Pianificare la struttura del viaggio sì, ogni orario no
La differenza chiave che ho capito sul posto è questa: ha senso pianificare la struttura del viaggio, ma non ha senso pianificare ogni singolo orario.
Il problema è che in Giappone basta poco per far saltare i piani fatti:
- una stazione enorme dove non trovi l’uscita
- un cambio linea più lungo del previsto
- la fila per entrare in un locale
- un negozio che ti ha conquistato.
E non stiamo parlando di imprevisti gravi, ma parliamo della normalità.
Organizzare le giornate per zone: il metodo che funziona
Dividere le giornate in zone vicine tra loro è la chiave per un itinerario realistico e godibile.
Questo approccio ti permette di:
- ottimizzare gli spostamenti
- vedere di più senza correre
- lasciare spazio a pause, pasti o deviazioni.
Per ogni zona puoi distinguere:
- Cose “required” da vedere assolutamente
- Cose opzionali vicine che puoi aggiungere se avanza tempo.
Esempio pratico: come ho organizzato Kyoto
Kyoto è stata una delle città dove questa differenza tra struttura e orari mi è stata più chiara.
Avevo deciso fin dall’inizio che i primi giorni a Kyoto li avrei usati come base per visitare anche città fuori, mentre gli ultimi giorni li avrei dedicati solo a Kyoto città, con più calma.
Prima parte: Kyoto come base per spostarsi fuori
Nei primi giorni volevo fare:
- una giornata a Osaka
- una giornata a Nara
- una giornata divisa tra Arashiyama e Fushimi Inari.
In questa fase aveva senso:
- essere vicino a una grande stazione
- ridurre al minimo i tempi di spostamento
- non dover camminare troppo a fine giornata.
Per questo ho scelto un hotel vicino alla stazione centrale di Kyoto.
Non perché fosse “bella”, ma perché era funzionale.
In questo modo:
- i treni per Osaka e Nara erano immediati
- Arashiyama e Fushimi Inari erano facili da raggiungere
- tornare la sera era semplice, anche stanchi.
Non avevo orari rigidi, avevo solo deciso da dove partire.
Seconda parte: Kyoto con calma, a piedi
Negli ultimi giorni invece volevo:
- girare zone specifiche di Kyoto
- muovermi di più a piedi
- vivere la città con meno spostamenti lunghi.
Qui aveva molto più senso cambiare zona e mi sono spostato in un altro hotel, in zona Gion, così da avere:
- molte cose da vedere a distanza camminabile
- meno necessità di metro e autobus
- giornate più fluide e meno spezzate
- la possibilità di far tardi la sera senza preoccuparmi dei mezzi per tornare a casa.
Anche qui non ho pianificato gli orari, ma ho scelto bene il punto di partenza e come dividere le cose da vedere.
Ed è questo che fa la differenza.
Perché il Giappone non ama gli itinerari rigidi
Ci sono alcune caratteristiche del Giappone che rendono la pianificazione “al minuto” poco efficace.
Le distanze sono ingannevoli
Due posti sulla mappa sembrano vicini, ma:
- magari sono collegati male
- magari devi attraversare una stazione enorme
- magari devi rifare mezz’ora di scale e corridoi.
Le stazioni non sono “punti”, sono quartieri
A Tokyo (ma non solo), una stazione non è un binario con due scale.
È:
- un centro commerciale
- più linee sovrapposte
- uscite lontanissime tra loro.
Se pianifichi tutto come se fosse una metro europea, vai fuori strada subito.
La stanchezza pesa più di quanto pensi
Cammini tanto.
Stai in piedi tanto.
Assorbi stimoli continuamente.
Quella cosa “veloce” che avevi messo a fine giornata spesso diventa:
“No, torniamo in hotel.”
Ed è giusto così.
L’AI come supporto: utilissima, ma non infallibile
Durante la pianificazione ho usato moltissimo l’AI, soprattutto come supporto, non come guida assoluta.
Ad esempio:
- le davo una giornata già organizzata e le chiedevo se era fattibile o troppo carica
- le davo più giorni a Tokyo chiedendo se avevo separato bene le zone o se conveniva fare diversamente
- le chiedevo se l’ordine delle cose da visitare aveva senso o se mi conveniva cambiarlo.
È molto utile per:
- capire se stai correndo troppo
- renderti conto che stai sottovalutando gli spostamenti
- accorgerti che forse arrivi tardi in un posto
- consigliarti gli spostamenti (specialmente se le dici anche dove hai l’hotel).
Attenzione però ai dati non aggiornati
È importante dirlo chiaramente: l’AI non ha sempre informazioni aggiornate.
Per cose come eventi, chiusure straordinarie o orari reali è sempre necessario controllare i siti ufficiali o fare una ricerca mirata online.
Detto questo, l’AI è ottima per ragionare per stima.
Se le dici cosa vuoi fare e in che ordine, può avvisarti che:
“Probabilmente qui arrivi quando è già chiuso.”
Cibo: pianificare troppo anche qui non serve
Parto dicendo che, secondo me, in Giappone si mangia bene praticamente ovunque.
Avevamo segnato diversi locali consigliati o specializzati in determinati piatti, ma molto spesso abbiamo deciso sul momento, guardando quali locali ci trovavamo nelle vicinanze oppure siamo stati conquistati dai piatti finti fuori da un locale.
Avere dei pin aiuta, ma:
- non serve fissarsi su un posto preciso
- è meglio avere alternative in diverse zone, perché non è detto che quando hai fame sarai nei paraggi
- a volte è meglio scegliere in base a dove ti trovi davvero.
Su questo farò un articolo dedicato, perché cambia molto il modo di vivere le giornate.
Pianificare bene non significa rinunciare al controllo
Il punto non è “andare allo sbaraglio”.
Il punto è decidere cosa vale la pena fissare e cosa no.
Nei prossimi articoli entrerò più nel dettaglio su:
- come dividere le giornate per zone
- come gestire i trasporti senza incastrarsi
- quando ha senso prenotare davvero (Shinkansen incluso)
- come ho organizzato tutto con Google Maps personalizzato e note
- come usare l’AI in modo pratico, con esempi reali.
Questo primo articolo serve solo a una cosa: farti partire con il mindset giusto.
Se quello è corretto, tutto il resto diventa molto più semplice.