Uno degli errori più comuni quando si organizza un viaggio in Giappone è scegliere cosa vedere senza decidere come distribuire le giornate.
Nel mio caso, il vero cambio di passo è stato smettere di ragionare per singole attrazioni e iniziare a dividere il viaggio per zone, tenendo conto anche di dove dormivo e di quanto fossero comodi gli spostamenti.
In questo articolo spiego come ho organizzato Tokyo, Kyoto e Osaka, basandomi su quello che ho fatto davvero, cosa ha funzionato e perché rifarei più o meno le stesse scelte.
Il principio base: la zona conta più della lista
In Giappone due luoghi che sulla mappa sembrano vicini possono richiedere molto tempo per essere raggiunti.
Stazioni enormi, cambi di linea, uscite diverse, file di gente: tutto incide.
Per questo ho seguito alcune regole semplici:
- una giornata = zone compatibili tra loro
- se una zona richiede tempo, meglio dedicarle una giornata intera
- il posto dove dormi influenza moltissimo cosa ha senso vedere.
Non è un metodo rigido, ma evita giornate spezzate a metà dai trasporti.
Osaka e Nara: gite in giornata da Kyoto
Osaka e Nara non le ho vissute come città base, ma come escursioni in giornata partendo da Kyoto.
La scelta è stata intenzionale: Kyoto era già nel mio itinerario per più giorni, e dalla stazione è facile raggiungere entrambe.
Osaka in giornata (anche la sera)
Secondo me una giornata basta per vedere le parti più belle e importanti di Osaka, soprattutto se l’obiettivo non è esplorarla in profondità.
Partendo la mattina da Kyoto sono riuscito a vedere la città con calma e, cosa importante, a rimanere anche la sera.
I treni per tornare a Kyoto ci sono anche dopo cena, quindi ho potuto godermi Osaka con le insegne luminose accese, che è uno degli aspetti più caratteristici.
Chiaramente, se si ha più tempo, dormire una notte a Osaka ha senso.
Ma se i giorni sono contati, la gita in giornata funziona molto meglio di quanto sembri.
Nara in giornata
Stesso discorso per Nara.
È compatta, facile da girare e perfetta per una giornata senza cambiare alloggio.
Anche qui, dormire una notte può essere bello, ma non è indispensabile per vedere le cose principali senza correre.
Se l’obiettivo è visitare tutto il parco, tieni conto che in inverno fa buio abbastanza presto e dopo una certa ora si vede poco, perché molte zone non sono illuminate.
Nel mio caso il rientro è stato quasi più memorabile della visita in sé:
tornare indietro attraversando il parco al buio, camminando tra gli alberi con il telefono per illuminare la strada e sentendo i rumori dei cervi intorno è stata un’esperienza particolare, un po’ strana ma molto suggestiva.
Tokyo: dividere le giornate anche in base a dove dormi
Tokyo è la città dove dividere per zone fa davvero la differenza.
Io ho cambiato alloggio durante il soggiorno (perché ci ho passato alcuni giorni quando son arrivato, e qualche giorno prima di ripartire), e questo ha influenzato molto l’organizzazione delle giornate.
Base ad Asakusa: nord-est di Tokyo
I primi giorni ho dormito ad Asakusa.
Questo mi ha portato a concentrare una giornata intera nel nord-est della città.
In una sola giornata ho fatto:
- Asakusa
- Ueno
- Akihabara la sera.
Sono zone ben collegate tra loro e facili da gestire.
Akihabara, in particolare, ha molto più senso la sera, quando è più viva e illuminata.
Una cosa che secondo me vale la pena considerare quando scegli dove dormire è anche cosa puoi fare la sera senza dover prendere la metro.
Dopo cena non sempre hai voglia di attraversare mezza città.
In questo senso Asakusa è stata una scelta ottima: la sera, girare nei dintorni del Sensō-ji con molta meno gente, tutto illuminato e con un’atmosfera completamente diversa rispetto al giorno, è stato uno dei momenti più belli del soggiorno a Tokyo.
Harajuku e Shibuya insieme
Un’altra giornata l’ho dedicata a Harajuku e Shibuya.
Sono zone diverse ma vicine, perfette da unire.
Qui ha senso camminare, entrare nei negozi, fermarsi senza un piano preciso.
Dividerle in due giornate separate, per come viaggio io, non avrebbe aggiunto molto.
Shinjuku come giornata a sé
Shinjuku l’ho tenuta separata anche perché la mattina ero già in zona per un mercato dell’usato.
È un buon esempio di come un’attività specifica possa diventare il “gancio” per dedicare una giornata intera a una zona.
L’ordine delle visite: mattina e sera non sono intercambiabili
Una cosa che ho imparato sul posto è che non tutto va visto allo stesso orario.
In generale:
- templi e zone più tradizionali rendono meglio al mattino
- molti negozi aprono tardi, quindi andare troppo presto spesso non ha senso
- alcune attrazioni chiudono presto, quindi vanno pianificate prima
- zone come Akihabara o Shibuya danno il meglio la sera.
Non serve fissare orari precisi, ma avere un’idea di questo evita di trovarsi davanti a serrande abbassate.
Kyoto: cambiare zona per cambiare ritmo
Kyoto ho deciso di spezzarla in due e soggiornare in due diversi hotel.
Vicino alla stazione: praticità prima di tutto
I primi giorni ho dormito vicino alla stazione di Kyoto.
L’ho fatto apposta per avere spostamenti semplici verso Osaka e Nara.
Dormire vicino alla stazione non è la scelta più affascinante, ma è estremamente comoda quando hai gite in giornata.
Arashiyama e Fushimi Inari nello stesso giorno
In una giornata ho fatto Arashiyama (la mattina) e Fushimi Inari (pomeriggio e sera).
Sono due zone lontane tra loro, ed è una scelta che può sembrare strana.
Nel mio caso ho deciso di fare così perché:
- Arashiyama volevo vederla di giorno
- Fushimi Inari volevo godermelo con calma, non di corsa dopo Nara
- volevo vedere Fushimi Inari anche col buio, quindi fare la salita con un pò di luce e scendere col buio
- la stazione era in una posizione comoda “a metà strada”.
È un buon esempio di come non sempre la distanza geografica è l’unico criterio: conta anche come vuoi vivere un posto.
Spostarsi verso Gion per esplorare Kyoto con più calma
Negli ultimi giorni mi sono spostato vicino a Gion.
Questo ha cambiato completamente il ritmo del viaggio.
Da lì ho organizzato le giornate così:
- una giornata Kyoto nord-ovest
- una giornata Kyoto est
- ultima giornata tra il Sentiero del Filosofo e quello che era rimasto fuori.
Essere già nella zona che volevo esplorare ha reso tutto più fluido, con meno mezzi e più tempo a piedi.
E in più la sera, far una passeggiata per i vicoli di Gion era nella mia bucket list.
Le giornate cuscinetto: una cosa che rifarei sempre
Una delle scelte migliori è stata tenere 1–2 giornate cuscinetto alla fine del viaggio.
Servono per:
- vedere quello che avevo saltato
- recuperare cose rimandate
- spostare attività serali se si fa tardi.
Un esempio concreto: volevo vedere il Gundam ad Odaiba illuminato la sera, ma un giorno ho fatto tardi.
Aver tenuto giorni liberi alla fine mi ha permesso di farlo senza stress.
Queste giornate non vanno pianificate troppo: vanno lasciate aperte.
In breve
Se stai organizzando Tokyo, Kyoto e Osaka, il consiglio più pratico che posso dare è questo:
- pensa prima a dove dormire, poi a cosa vedere
- usa le stazioni come punti strategici
- considera l’orario giusto per ogni zona
- lascia spazio per recuperare quello che salta.