Quando ho iniziato a visitare templi e santuari in Giappone, una delle cose che mi ha colpito di più è stata la presenza di rituali che nessuno ti spiega, ma che tutti i giapponesi seguono naturalmente.
All’inizio li ho solo osservati da lontano, un po’ intimidito dall’idea di fare qualcosa di sbagliato. Poi ho iniziato a imitarli, e dopo qualche giorno è diventato normale.
Non serve essere religiosi per rispettare un luogo sacro. E secondo me i giapponesi apprezzano quando i turisti cercano di seguire questi gesti con rispetto, anche se non sono perfetti.
In questo articolo spiego quali sono i rituali principali, come funzionano e cosa fare (e non fare) quando visiti un tempio o un santuario in Giappone.
Hyakutai Jizodo (百体地蔵堂), o “Sala dei cento Jizo”
Prima di tutto: siamo in un luogo sacro
Una cosa importante da tenere a mente è che templi e santuari sono luoghi sacri e religiosi per i giapponesi.
Non sono solo attrazioni turistiche. Sono posti dove le persone vanno a pregare, meditare, cercare conforto o celebrare momenti importanti della loro vita.
Per questo motivo, quando li visiti, è fondamentale comportarsi con rispetto:
- Evita di fare troppo rumore: parla a bassa voce, non gridare, non correre
- Non fotografare le persone che pregano: è una mancanza di rispetto verso un momento privato e sacro
- Rispetta i cartelli: troverai spesso indicazioni dove non si possono fare foto, dove non si può entrare o dove bisogna togliersi le scarpe. Seguile sempre
- Non toccare oggetti sacri o offerte: guardali, ma non toccarli
- Non mangiare o bere: anche se non è sempre vietatissimo, in generale non si mangia o beve dentro i templi e santuari, a meno che non ci siano aree apposite (tipo zone di ristoro).
Questo atteggiamento di rispetto è la base di tutto. I rituali e i gesti che spiego in questo articolo hanno senso solo se partono da questo principio.
Templi e santuari nella vita quotidiana
Una cosa che mi ha colpito molto è che per i giapponesi andare al tempio o al santuario è parte della vita quotidiana, non solo qualcosa di turistico o riservato a occasioni speciali.
Durante il viaggio ho visto spesso persone e ragazzi fermarsi a pregare nel tempio vicino a casa prima di andare a scuola o al lavoro. Un gesto veloce, naturale, fatto con la stessa semplicità con cui noi potremmo passare davanti a una chiesa.
Questo mi ha fatto capire ancora di più quanto sia importante rispettare questi luoghi: non sono musei o scenografie, sono posti che fanno parte della vita vera delle persone.
Differenza tra tempio buddista e santuario shinto
Prima di tutto: tempio e santuario non sono la stessa cosa.
Tempio buddista (寺, tera o ji)
I templi sono luoghi di culto del buddismo.
Riconoscerli è abbastanza facile:
- hanno statue di Buddha
- spesso hanno pagode
- l’incenso è molto presente
- i tetti possono essere più elaborati.
Esempi famosi:
- Senso-ji (Asakusa, Tokyo)
- Kiyomizu-dera (Kyoto)
- Todai-ji (Nara).
Santuario shinto (神社, jinja)
I santuari sono luoghi di culto dello shintoismo, la religione nativa del Giappone.
Come riconoscerli:
- hanno un torii (la porta tradizionale rossa o di legno) all’ingresso
- spesso ci sono corde sacre (shimenawa)
- lanterne di pietra
- statue di komainu (i cani-leoni guardiani).
Esempi famosi:
- Fushimi Inari (Kyoto)
- Meiji Jingu (Tokyo)
- Itsukushima (Miyajima).
I rituali cambiano leggermente
Nei templi buddisti i rituali sono più semplici: di solito si fa un inchino, si prega in silenzio e si mette l’incenso.
Nei santuari shinto i rituali sono più strutturati: inchino, battito di mani, preghiera, inchino finale.
Non preoccuparti troppo se all’inizio ti confondi: anche molti giapponesi non conoscono perfettamente tutte le differenze. L’importante è l’atteggiamento di rispetto.
Il rituale base: cosa fare quando entri
Quando entri in un tempio o santuario, c’è una sequenza di gesti che quasi tutti i giapponesi seguono.
1. Inchino all’ingresso
Prima di passare sotto il torii (nei santuari) o la porta principale (nei templi), fai un piccolo inchino.
È un gesto di rispetto verso il luogo sacro che stai per visitare.
2. Non calpestare la soglia del torii
Quando passi sotto un torii (nei santuari), evita di calpestare la parte in legno rialzata alla base, quella che fa da soglia.
Scavalcala o passa ai lati. Questa parte è considerata sacra e separa il mondo profano da quello sacro.
Non è una regola rigidissima e spesso vedrai anche giapponesi che non ci fanno troppo caso, ma se puoi evitarlo è un segno di rispetto in più.
3. Non camminare al centro del percorso
Quando cammini verso il tempio o santuario, evita di camminare esattamente al centro del percorso.
Il centro è riservato alle divinità. I giapponesi camminano ai lati.
Non è una regola rigidissima, ma se ci fai caso vedrai che tutti lo fanno.
4. Lavarsi le mani alla fontana purificatrice (temizuya)
Quasi tutti i templi e santuari hanno una fontana con mestoli vicino all’ingresso. Si chiama temizuya ed è usata per purificarsi prima di pregare.
Come fare il rituale correttamente
- Prendi il mestolo con la mano destra
- Riempi il mestolo d’acqua
- Versa l’acqua sulla mano sinistra per lavarla
- Passa il mestolo alla mano sinistra
- Versa l’acqua sulla mano destra per lavarla
- Riprendi il mestolo con la mano destra
- Versa un po’ d’acqua nella mano sinistra e portala alla bocca per sciaquare la bocca (non bere direttamente dal mestolo)
- Sciacqua di nuovo la mano sinistra
- Inclina il mestolo in verticale per far scorrere l’acqua sul manico (per pulirlo)
- Rimetti il mestolo al suo posto.
Sembra complicato scritto così, ma basta guardare qualcuno che lo fa e imitarlo. Dopo un paio di volte diventa naturale.
5. Pregare davanti all’altare (se vuoi)
Una volta purificato, puoi avvicinarti all’altare principale e pregare.
Prima di pregare, di solito si getta una moneta nell’offerta (anche 5 o 10 yen vanno bene). Alcuni la mettono delicatamente nella scatola, altri la lanciano.
Molti giapponesi preferiscono usare monete da 5 yen perché “go-en” (五円) suona come “go-en” (御縁), che significa “buona relazione” o “connessione”: è un gioco di parole che simboleggia il desiderio di una buona connessione con la divinità.
Il rituale di preghiera cambia leggermente tra santuari shinto e templi buddisti, ma ne parlo in dettaglio nelle sezioni successive.
6. Inchino all’uscita
Quando esci dal tempio o santuario, dopo aver oltrepassato la porta o il torii, girati verso l’entrata e fai un altro piccolo inchino, sempre in segno di rispetto e ringraziamento per la visita.
Come pregare in un santuario shinto
Nei santuari shinto, il rituale di preghiera è abbastanza codificato.
Passo per passo
-
Se c’è una corda con campanelli, scuotila leggermente. Serve per “chiamare” la divinità.
-
Fai due inchini profondi (circa 90 gradi).
-
Batti le mani due volte.
-
Prega in silenzio (se vuoi).
-
Fai un ultimo inchino profondo.
Questo si chiama “ni-rei, ni-hakushu, ichi-rei” (二礼二拍手一礼), che significa letteralmente “due inchini, due battiti di mani, un inchino”.
Cosa pensare durante la preghiera
Non serve essere shintoisti per pregare. Molti giapponesi lo fanno come forma di rispetto o per esprimere gratitudine, anche senza credere letteralmente nelle divinità.
Se vuoi pregare, puoi pensare a qualcosa che ti sta a cuore, ringraziare per il viaggio o semplicemente stare in silenzio per un momento.
Come pregare in un tempio buddista
Nei templi buddisti il rituale è più semplice.
Passo per passo
-
Fai un inchino profondo.
-
Prega in silenzio (se vuoi), con le mani giunte davanti al petto.
-
Fai un altro inchino profondo.
Non si battono le mani nei templi buddisti. È una delle differenze principali rispetto ai santuari shinto.
Mettere l’incenso (nei templi buddisti)
In molti templi buddisti c’è un grande braciere con l’incenso (常香炉, jokoro).
Come fare
- Compra un bastoncino d’incenso (di solito costa poche decine di yen, a volte è anche gratuito)
- Accendilo usando le candele già accese nel braciere (non usare accendini)
- Spegni la fiamma con la mano (non soffiarci sopra)
- Metti il bastoncino nel braciere
- Porta il fumo verso di te con le mani (si dice che purifichi il corpo e la mente).
Molti giapponesi dirigono il fumo verso parti del corpo che fanno male o verso la testa, come gesto di purificazione.
Non è obbligatorio, ma è un rituale semplice e rispettoso che secondo me vale la pena fare.
Cosa fare se sbagli
La cosa più importante da sapere è questa: se sbagli qualcosa, non succede nulla di grave.
I giapponesi capiscono che i turisti non conoscono tutti i rituali, e apprezzano lo sforzo di comportarsi con rispetto.
Se ti accorgi di aver fatto qualcosa di sbagliato (tipo camminare al centro del percorso o dimenticare di fare l’inchino), semplicemente correggiti la volta successiva.
Nessuno ti guarderà male. L’importante è l’atteggiamento generale di rispetto e buona volontà.
Offerte e omikuji (i foglietti della fortuna)
Omikuji
Gli omikuji sono foglietti di carta che predicono la tua fortuna. Costano di solito 100-200 yen.
Come funziona:
- Paghi
- Prendi un foglietto a caso da una scatola o tirando una bacchetta numerata
- Leggi la predizione (spesso c’è una traduzione in inglese).
I livelli vanno da 大吉 (daikichi, grande fortuna) a 凶 (kyo, sfortuna).
Se la predizione è negativa, puoi legare il foglietto a un albero o a una struttura apposita nel tempio, in modo da “lasciare lì” la sfortuna.
Se la predizione è positiva, puoi tenerlo con te come portafortuna.
Goshuin: il timbro-benedizione del tempio
Se visiti molti templi, potresti voler raccogliere i goshuin, calligrafie fatte a mano che rappresentano una benedizione del tempio.
Si raccolgono in un libro apposito chiamato goshuincho.
Ne ho parlato in dettaglio in un articolo dedicato, dove spiego come funziona, dove comprare il libro e perché è un bellissimo ricordo da portarsi a casa.
Perché vale la pena seguire questi rituali (anche se non sei religioso)
Questa è una domanda che mi sono fatto spesso all’inizio: ha senso fare questi gesti se non sei buddista o shintoista?
Secondo me sì, per diversi motivi.
È una forma di rispetto
Quando sei ospite in un luogo sacro, seguire i rituali è un modo per mostrare rispetto verso chi ci crede davvero.
Non serve credere nelle divinità per apprezzare il significato di questi gesti.
Ti fa sentire parte di qualcosa
Seguire i rituali ti fa entrare in sintonia con il luogo. Invece di essere solo un turista che scatta foto, diventi per un momento parte di quella tradizione.
I giapponesi apprezzano
Anche se non lo dicono apertamente, secondo me i giapponesi apprezzano quando i turisti cercano di comportarsi con rispetto e di seguire le regole base.
Non ti guardano male se sbagli, ma si nota la differenza tra chi entra con rispetto e chi tratta il tempio come un parco giochi.
È un momento di pausa
I rituali nei templi, soprattutto quello di lavarsi le mani o mettere l’incenso, sono momenti di pausa dal ritmo frenetico del viaggio.
Ti costringono a rallentare, a concentrarti su un gesto semplice, a stare in silenzio per un attimo.
Dopo giornate intense con 20.000+ passi, questi momenti di calma fanno bene.
Consigli pratici
Osserva prima di imitare
Se non sei sicuro di come fare un rituale, osserva qualcuno che lo fa e imitalo.
I giapponesi sono molto abituati a vedere turisti che li osservano e copiano i gesti, e non si offendono.
Non serve essere perfetti
L’importante non è fare tutto alla perfezione, ma mostrare rispetto e buona volontà.
Anche molti giapponesi non conoscono tutti i dettagli dei rituali, quindi non preoccuparti troppo.
Porta sempre contanti
Le offerte, i bastoncini d’incenso, gli omikuji e i goshuin si pagano in contanti. Non accettano carta.
Tieni sempre qualche moneta da 5, 10, 100 yen in tasca. Per maggiori dettagli su come gestire i contanti in Giappone, puoi leggere anche questo articolo dedicato.
In sintesi
Non serve essere religiosi per apprezzare questi rituali. Basta voler rispettare un luogo sacro e prendersi un momento di pausa dal ritmo del viaggio.
Dopo qualche giorno, questi gesti diventano naturali. E secondo me cambiano davvero il modo di vivere i templi, trasformandoli da semplici attrazioni turistiche a luoghi che riesci a sentire un po’ più tuoi.